Primavera

 

Primavera faceva sempre così.

Preannunciava il suo arrivo con i suoi fiori colorati che comparivano già ai primi di marzo sui rami degli alberi, le diverse tonalità di verde dei prati, le temperature più miti, le lunghe giornate in cui il sole andava a dormire sempre più tardi; ma soprattutto Primavera si distingueva per la sua totale incertezza e il suo continuo cambiare idea: al mattino ricopriva il cielo di una bianca coltre di nubi, dopo poche ore ci ripensava e faceva spuntare il sole.

Il primo giorno del suo arrivo si manifestava in tutto il suo splendore, faceva arrivare il caldo, faceva diventare il cielo perfettamente azzurro, chiamava gli uccelli a intonare il loro canto e tutti pensavano che il gelo invernale sarebbe stato ormai un ricordo.

Ma già il giorno successivo, Primavera si stufava, dipingeva il cielo di grigio, faceva soffiare un vento freddo che abbassava le temperature e minacciava pioggia da un momento all’altro. Quando tutti uscivano con l’ombrello, sicuri che sarebbe scoppiata la tempesta, improvvisamente i raggi di sole spuntavano tra le nuvole che immediatamente si diradavano. Altre volte invece, pioveva davvero e così intensamente che si allagavano le strade, i fiumi esondavano e il vento era così forte da far cadere gli alberi. Dopo poco, Primavera tingeva il cielo di rosso, viola e giallo e tra le gocce di pioggia e i riflessi del sole, faceva comparire l’arcobaleno.

Accadde un giorno che Inverno per sbaglio facesse placare in anticipo la furia del vento del Nord sul quale Primavera viaggiava sempre attraverso il tempo che la separava dall’Equinozio. Così Primavera cadde nel vuoto per molti metri senza più il vento a sostenerla, e si sarebbe di certo fatta male se non avesse prontamente aperto il suo ombrello e non si fosse posata dolcemente al suolo. Intorno a sé vide una gran folla: gente allegra vestita in modo buffo che cantava, suonava, ballava, beveva grandi quantità di vino rosso e fumava quell’erba dall’odore così intenso che rendeva allegri e spensierati quando si era bendisposti ad accettarne i benefici. Era nel paese al confine tra ombra e sole, sperduto tra le montagne, un piccolo borgo dai vicoli stretti e una grande piazza.

Primavera ballò e cantò tutto il giorno al ritmo della musica che si riversava da ogni parte e per ringraziare i musicisti tirava in aria fiori e faceva svolazzare le farfalle. Beveva vino e a chi glielo offriva regalava fiori colorati.

A un certo punto si sentì un cinguettio provenire dal suo cappello, e quando se lo tolse uno stormo di rondini volò per tutto il paese.

Non si accorse però, che il vino e l’erba le stavano facendo un certo effetto. Era allegra e felice, ma anche spossata dal lungo viaggio. Il sonno sopraggiunse e si accasciò in un angolo.

Qualcuno la trovò e per non disturbare il suo sonno la sollevò delicatamente e la adagiò su un letto dove rimase a dormire tre giorni.

Nessuno notò che nell’angolo dove Primavera si era accasciata, tra le pietre di una casa, era spuntato un grosso ciuffo d’erba.

Vi fu una gran confusione. Inverno che se ne sarebbe dovuto andar via non trovò il vento del Sud ad aspettarlo e dovette farsi trasportare dal vento del Nord. Vi fu una violenta bufera. Il cielo rimase grigio, non avendo né il colore blu intenso dell’inverno, né i toni chiari della primavera. Il sole non sapeva se doveva svegliarsi presto e dormire tardi o viceversa e così semplicemente non si faceva vedere e regalava la sua luce alla luna, lasciando a lei il compito di illuminare tutto.

Quando finalmente Primavera si svegliò, era fresca e riposata. Non ricordava nulla di quanto successo, aveva solo una bella sensazione.

Improvvisamente si rese conto di aver dormito e si chiese da quanto tempo. Il contadino che l’aveva portata a casa sua le spiegò che aveva dormito tre giorni.

“L’Equinozio!” esclamò Primavera.

Era troppo tardi, l’Equinozio era già passato e il vento del Nord era ormai lontano dato che aveva dovuto portar via Inverno. Inoltre, Primavera adesso non trovava più il suo prezioso ombrello. Senza quello non poteva volare avanti nei giorni, cosa che faceva in casi di assoluta emergenza. Era intrappolata nel tempo.

Intanto nel paesello, un bambino era stato mandato dalla mamma a comprare il latte. Era un bimbo solitario, che amava giocare molto da solo, e trovava interessante qualsiasi cosa incontrasse sul suo cammino. Qualsiasi oggetto o elemento stimolava la sua fantasia e poteva costruirci attorno storie su storie. Nel tragitto da casa alla drogheria, era riuscito a fermarsi diverse volte. Appena fuori dalla porta di casa, aveva visto un fiore azzurro spuntare da un cumulo di neve. Aveva pensato di raccoglierlo, ma poi la sua attenzione era stata catturata da un’ape che gli ronzava intorno, e l’aveva seguita fino in fondo a un vicoletto in cui, dalle pietre di una casa, spuntava un ciuffo d’erba. In mezzo a quel ciuffo d’erba, vide qualcosa luccicare. Era l’ombrello di Primavera, nero dal manico dorato.

Lo prese in mano e provò il desiderio di aprirlo.

Cominciò a piovere, dapprima poche gocce, poi l’acqua sembrò cadere a secchiate, le strade si allagavano e i tombini straripavano. Si riparò sotto una grondaia, dove una rondine faceva il nido. Chiuse l’ombrello di scatto, la pioggia diminuì, le nuvole si diradarono e un coloratissimo arcobaleno si posò sul paese. Provò a riaprire l’ombrello e uno stormo di rondini arrivate da chissà dove, riempì il cielo. Si divertì così per tutto il pomeriggio e dimenticò il latte.

Nel frattempo, Inverno si consultava con Estate su cosa fare per sostituire Primavera che si era perduta tra il sole e l’ombra. Era troppo tardi ormai per far tornare Inverno e troppo presto per far venire Estate. L’unica soluzione era chiamare Autunno dato che con Primavera aveva qualcosa in comune: anche lui, infatti, era capriccioso e disponeva del tempo in base al suo umore. Ma Autunno era così lontano che per farlo arrivare subito, si sarebbero dovuti incontrare i quattro venti insieme e sarebbe stato un disastro epocale: mari in tempesta, alberi sradicati, diluvio. Non era il caso che i venti si incontrassero.

Estate allora decise di violare le regole del tempo ed inviò nel paese tra sole e ombra una brezza leggera e tiepida, che sicuramente avrebbe causato meno disastri del vento del Nord. Primavera saltò su quella brezza e si fece accompagnare per il paese a cercare il suo ombrello. Seguì la scia del profumo dei fiori e il volo delle farfalle e arrivò infine ai piedi dell’arcobaleno, dove il bambino giocava con il suo ombrello. “Vorresti viaggiare nel tempo?” gli chiese Primavera. Il bambino, sempre più incantato, e ormai definitivamente dimenticatosi della mamma che lo aspettava a casa, non se lo fece ripetere due volte. “Davvero si può?”

“Certo, dammi l’ombrello e tienimi la mano” rispose Primavera. Il bambino restituì l’ombrello e si tenne stretto a Primavera. Sentì sotto i suoi piedi qualcosa di tiepido. Si accorse che si era sollevato da terra. Stava viaggiando sulla brezza di Estate. Ebbe paura perché pensava che sarebbero precipitati nel vuoto.

“Non preoccuparti” gli disse Primavera. La brezza li posò sulla cima dell’arcobaleno e si sedettero su un tappeto lilla. A quel punto Primavera aprì il suo ombrello. Il bambino vide il sole sorgere e tramontare molte volte e la luna sorgere alta, bianca e luminosa e tramontare rossa in mare. A un certo punto il sole si fermò in un punto preciso nel cielo e allora Primavera chiuse il suo ombrello perché il loro viaggio era finito. Erano arrivati all’Equinozio.

Qui Primavera salutò il bambino: “Io ora devo partire ma ci rivedremo, tornerò a trovarti dopo il solstizio. La brezza estiva ti riaccompagnerà a casa, ma prima prendi con te un pezzo di arcobaleno, così potrai colorare il mondo come vorrai.” Il bambino prese in mano il pezzetto colorato: era morbido e profumava di gelsomino. Saltò sulla brezza estiva e tornò al paese al confine tra sole e ombra, nel momento esatto in cui era uscito di casa per andare a comprare il latte.

Da allora si racconta che in quel paese è sempre primavera perché con il solstizio, quando arriva la brezza estiva, Primavera va a passare il resto dell’anno al confine tra il sole e l’ombra, sotto un arcobaleno perenne.

Kukumi 88

17 marzo 2017

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La principessa e il drago

C’era una volta un principe che abitava nel bosco di rose dentro una caverna grande e profonda. Il suo migliore amico era un lupo che abitava in un magnifico palazzo in mezzo al bosco. Erano sempre insieme e giocavano felici.

Un giorno una strega fece un incantesimo al lupo e lo trasformò in una pecora. Intervenne allora lo stregone padrino che disse al principe di andare nella casetta del bosco di pini a cercare il pinolo magico che avrebbe rotto l’incantesimo. Il principe partì e dopo tre giorni di cammino arrivò alla casetta e trovò il pinolo sotto una tegola del camino.

Ma al suo ritorno la strega gli tese un tranello: con i suoi poteri lo trasportò in men che non si dica nella torre più alta del palazzo del lupo, in una stanzetta senza porte e con solo una finestrella, dalla quale entrava appena un po’ di luce. Anzi, ben presto non entrò più neanche quella perché intorno alla torre la strega fece crescere rovi spinosi e mise a guardia del castello un enorme drago sputafuoco, legato con una grossa catena a una zampa.

Avvenne però che una principessa di un regno che più lontano non si può, che girava il mondo in sella alla sua bicicletta, passasse per caso da quelle parti e udisse dei belati provenire da qualche punto non precisato nel bosco di rose, che ora era diventato pieno di rovi.

“Cosa ci fa una pecora nel bosco?” pensò la principessa. E subito indossò il suo casco per proteggersi dalle spine, sguainò la sua spada e tenendo il manubrio nell’altra mano, si avventurò nel bosco e tagliò i rovi che le bloccavano il passaggio. Poi vide il drago. Lì per lì ebbe paura, ma notò la catena che lo legava e capì che il povero animale doveva soffrire molto. Con un colpo di spada spezzò la catena e il drago volò via.

Finalmente la principessa arrivò sotto il castello e vide venirsi incontro la pecora che con cenni e belati le indicava la torre più alta del palazzo. La principessa inizialmente non capì cosa la pecora volesse dirle, ma improvvisamente tornò il drago che la prese in sella e volando la portò in cima alla torre. La principessa picchiò alla finestra e vide il principe che si affacciò subito e salì in sella dietro di lei. Quando la strega si accorse della fuga, si precipitò verso di loro per fermarli, ma il drago sputò fuoco su di lei e la incenerì.

Poi il principe ringraziò la principessa per averlo salvato e tirò fuori il pinolo magico, la pecora lo mangiò e tornò ad essere un lupo.

Così il principe e il lupo continuarono a vivere felici nel bosco delle rose e la principessa visse ancora tante avventure in sella alla sua bicicletta e in compagnia del suo nuovo amico drago.

Kukumi 88 sotto la guida di Filippo

27 giugno 2017

Gli studenti

La classe produttiva

lavora, guadagna, paga.

Gli studenti sono nullafacenti

non lavorano, non guadagnano

PAGANO!

Tasse, affitti, bollette.

I bravi studenti non perdono tempo

sudano sui libri giorno e notte.

La classe produttiva

apre locali per gli studenti nel quartiere universitario

alza gli affitti alle stelle così il quartiere

SI VALORIZZA!

Gli abitanti del quartiere si lamentano del casino la sera

perché la mattina si alzano presto per andare a lavorare,

dicono che il quartiere

È DEGRADATO!

Caro abitante di San Lorenzo

regalami la tua casa

in cambio ti do in subaffitto a soli 300 euro

“ Una stanza in periferia

in appartamento di tre camere

sito in zona tranquilla

ben collegato con l’università

Altre due coinquiline nell’appartamento

Non c’è contratto”

Kukumi 88

13 maggio 2017

SENZA TITOLO…

In una sala chiusa illuminata solo da una luce bianca, artificiale

i suoni passano attraverso i muri e i vetri

cambiano forma

si sentono più forti o più sfocati

rimbalzano sui muri più volte, si confondono, si sovrappongono

alcuni arrivano velocemente all’orecchio

altri come se fossero distanti anni luce

per ogni suono il muro ne produce altri mille

ogni suono perturba l’altro

si genera RUMORE

bisognerebbe dividere i segnali

filtrare il rumore

come si setaccia la farina

per sentire chiaramente

le voci di quelli seduti ai tavoli

le urla dei bambini

lo scroscio dell’acqua del rubinetto

il tintinnio del vetro dei bicchieri a contatto col metallo del tavolo

gli schizzi d’acqua generati dai tuffi in piscina che arrivano attraverso il vetro

Kukumi 88

7 ottobre 2016

FREQUENZA 2

Nel buio della stanza

il rumore di un fornello a gas

che cerca di accendersi invano

all’infinito

Lo stesso rumore di durata infinitesima riprodotto in eterno

lancia scintille nell’oscurità del mare

ma non si accende mai

le scintille diventano curve

che si accavallano, si incrociano, si sovrappongono

sul foglio bianco

Kukumi 88

7 ottobre 2016